EXPO and the dust
Spring is the season during which the sky opens
Flowers blossom and loves blossom
Flowerbeds and parks turn into that blu and that yellow of the couples and the newborn buds
Migrants come back from the South and just before that the first dawn lights shine, you can hear them sing
Their voice is a breach in the silence of the streets orphaned of cars' noises
Days, getting longer, get their strength back and warm up, to explode, then, in bronze-coloured and burning settings
Meanwhile
In the greycity spring cleaning are being made
Important works
Lanza's underground station closed for the past three months, streets and sidewalks refurbished, railway link's stops grubbed and repainted
Security force's cars patrol districts and bandits and gipsy are not showing up, indeed it seems there's been an amazing increase in applications to be part of benedictine monasteries
Museums are opened from morning to evening and stuck up admittances insomuch as the Natural History is about to get another seat in the Arab Emirates
The municipality has even sent a crack team in each borough that ,thanks to some innovative hypnotic/motivational techniques, teach dogs to not only pick up their organic waste but also to seat on the appropriate hygienic services
The wind perfumes Milan spring's air
It seems that Pisapia is keeping his promises
He has opened the wet dock (Darsena) and the highly acclaimed cycle paths
The orange Revolution
For the period from May to September everything will have to be clean and neat
They're polishing panes, cleaning toilets, ironing shirts and taking out the trash
Everything (is) perfect
The only problem still not solved by the City Administration seems to be the dust
After having swept the grounds, it forgot to collect it and it has gone everywhere
- During these days I had to go to that joyful place that is the DMV (department of motor vehicles)
The street that leads to this splendid palace is the same that leads to the Great Exhibition
Being my only current means of transport, in these spring's days I'm going by bike-
And here, it is where did all the Milan dust has gone to lie
It completely went down the streets that lead to Rho
It's impossible to breath
You can't breath
The air is full of dust that a bit falls from earthmoving tracks, a bit is lifted up off the ground and a bit goes out from tailpipes
It's impossible to breath and you can't breath
But not only
The dust is so concentrated that even eyes are bothered
You can't keep them completely opened
You must put a pair of sunglasses on
Is this the development fragrance?
What would Mr. Expo want to tell me ?
"Listen, dude, I'm doing the Great Spring Cleaning, I have no time to answer."
" no, Mr. Expo, you're cleaning a fuck; to sweep the dust under the carpet is not cleaning up."
"But, look, the city brightens!"
"Can I ask you something?"
"no."
"Do you brush your teeth?"
"Of course."
"So, wasn't maybe better to brush them all?"
"Pardon?"
"Except for the first four, all your teeth are black."
The dust is Expo black teeth
The dust is the that stands behind Expo
The dust is to feed a fuck except for some tourist voluptuous and fatty, without giving a fuck of who really doesn't have the tears to cry
The dust is the bad smell of industry and development which sickens the avenue that connects the greycity to the Expo Fair
The dust expression exponential of the capital, for which the name of the Prime God of Economy nothing cares, both the unbreathable air and putrescent streets
Birds anyway don't give a fuck
Their, that is also ours, spring's idyll isn't even touched by the dust
Surely, the dust catches them making their eyes red, and is swallowed
Have you ever heard a swallow cough?
The maleficent game of Mr. Expo, and his consequent Great Spring Cleaning, can't do anything else but strike a smile on everyone looking face with a bit of attention
Obviously it isn't a smile as the powerful's, the enriches', the gangsters', the capitalists', fake and decayed; it works a little to brush just the first four teeth, if bacterials and worms eat your mouth.
And, I'm sorry Mr. Expo, but your mouth is just like that
Nevertheless
Milan will be clean and neat for the next 6 months
And the fat Japanese tourists who take photos of dogs shits will be happy and surely will give a lively push to the deadly economy of the Bel Paese
And everyone will have the occasion of not having occasions and of working for free for this fuckin Japaneses, participating at the Country GDP (Grubby Domestic Product) increase
And everyone will smile, as a porn star smiles and pleases with a pole in the ass
And the capital will triumph another time enriching and fattening
And no one will notice the dust because at Expo people will go by car or by train
And you?
Did you even want the air to breath?
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martedì 21 aprile 2015
sabato 11 aprile 2015
EXPO e la polvere
La primavera è quella stagione in cui si apre il cielo
Sbocciano i fiori sbocciano gli amori
Le aiuole e i parchetti si tingono del rosa dell’azzurro del giallo delle coppiette e dei neonati boccioli
Tornano i migratori dal sud e appena prima che sorgano le primi luci dell’alba li si può sentire cantare
La loro voce è una breccia nel silenzio delle strade orfane dei rumori delle automobili
Le giornate allungandosi si rinvigoriscono e si scaldano, per poi esplodere in tramonti bronzei e infuocati
Intanto
Nella greycity si stanno facendo le pulizie di primavera
Grandi lavori
La stazione della metro di Lanza chiusa tre mesi per lavori, le strade e i marciapiedi rimessi a nuovo, le fermate del passante ferroviario riverniciate e ripulite
Le macchine delle forze dell’ordine pattugliano i quartieri e i malviventi e gli zingari non si fanno vedere e anzi pare ci sia stato un incredibile aumento nelle richieste di iscrizione ai monasteri benedettini
I musei sono aperti dalla mattina alla sera e macinano ingressi, tanto che quello di Storia Naturale sta per acquisire un’altra sede negli Emirati Arabi
Addirittura il comune ha mandato squadre di specialisti in ogni zona che grazie a innovative tecniche
ipnotico/motivazionali non solo insegnano ai cani a raccogliere i loro rifiuti organici ma anche a mingere seduti sugli appositi servizi igienici
Il vento profuma l’aria della primavera milanese
Pare che Pisapia stia mantenendo le sue promesse
Ha aperto la Darsena e concluso le tanto acclamate piste ciclabili
La rivoluzione arancione
Per il periodo che va da Maggio a Novembre tutto dovrà essere lindo e pulito
Stanno lucidando i vetri e lavando i cessi, stanno spazzando per terra, stirando le camicie e andando a svuotare la spazzatura
Tutto perfetto
L’unico problema ancora irrisolto dall’ amministrazione comunale pare sia la polvere
Dopo aver spazzato per terra si sono dimenticati di raccoglierla e se n’è andata dappertutto
- In questi giorni ho dovuto frequentare quel gioioso luogo che è la motorizzazione
La strada che conduce a questo splendido edificio è la stessa che arriva alle strutture che ospiteranno la Grande Esposizione
Essendo il mio unico attuale mezzo di locomozione, in questi giorni primaverili mi muovo in bici -
Ed ecco a voi dove è andata a posarsi tutta la polvere di Milano
È finita tutta sulle vie che portano a Rho
Non si respira
Non si può respirare
L’aria è otturata dalla polvere che un po’ cade dai camion di movimento terra un po’ viene sollevata dall’ asfalto un po’esce dai tubi di scarico
Non si respira e non si può respirare
Ma non solo
La polvere è così concentrata che da fastidio anche agli occhi
Non puoi tenerli completamente aperti
Devi per forza metterti addosso un paio di occhiali
Questo è il profumo del progresso?
Cosa vorrà dirmi il signor Expo?
“senti giovane io sto facendo le Grandi Pulizie Di Primavera, non ho tempo di rispondere”
“no Signor Expo tu non stai pulendo un bel cazzo di niente; buttare la polvere sotto al tappeto non è pulire”
“ma guarda la città luccica”
“posso farti una domanda?”
“no”
“tu ti lavi i denti?”
“certo”
“allora forse non era il caso di spazzolarseli tutti?”
“prego?”
“guardati, tranne i primi 4 hai tutti i denti neri”
La polvere sono i denti neri di Expo
La polvere è il malaffare che sta dietro alla Grande Opera
La polvere è non nutrire un bel cazzo di niente tranne che qualche turista in carne e paffutello, fottendosene di chi veramente non ha le lacrime per piangere
La polvere è la puzza di industria e di progresso che incancrenisce il vialone che dalla greycity porta alla Fiera
La polvere è l’espressione esponenziale del capitale, per cui in nome del Primo Dio Economia nulla importa, sia l’aria irrespirabile o le strade putrescenti
Gli uccellini in ogni caso se ne fottono
Il loro, che poi è anche il nostro, idillio primaverile non viene neanche sfiorato dalla polvere
Certo, la polvere gli arriva arrossandoli negli occhi, e si infila nella gola
Ma avete mai sentito una rondine tossire?
Il meschino gioco del Signor Expo, e le sue annesse Grani Pulizie Di Primavera, non possono far altro quindi che strappare un sorriso a chi lo guardi in faccia con un minimo di attenzione
Ovviamente non è un sorriso come quello dei potentati, degli arricchiti, dei mafiosi, dei capitalisti, finto e cariato : serve a poco tenere puliti solo i primi quattro denti, se batteri e vermi ti mangiano la bocca.
E, mi spiace Signor Expo, ma la tua bocca sta proprio messa così
In ogni caso
Milano sarà linda e pulita per i prossimi 6 mesi
E i turisti giapponesi ciccioni che fanno le foto alle merde di cane saranno contenti e daranno una spinta vitale all' economia morente del bel paese
E tutti avranno l’occasione di non avere occasioni e di lavorare gratis per sti cazzo di giapponesi contribuendo alla crescita del Prodotto Interno Lurido
E tutti sorrideranno, come sorride e gode una pornostar con un palo nel culo
E il capitale trionferà ancora una volta arricchendosi e inciccionendosi
E nessuno si accorgerà della polvere perché a Expo si andrà in macchina in metro in treno
E voi
Voi volevate anche l’aria da respirare?
Sbocciano i fiori sbocciano gli amori
Le aiuole e i parchetti si tingono del rosa dell’azzurro del giallo delle coppiette e dei neonati boccioli
Tornano i migratori dal sud e appena prima che sorgano le primi luci dell’alba li si può sentire cantare
La loro voce è una breccia nel silenzio delle strade orfane dei rumori delle automobili
Le giornate allungandosi si rinvigoriscono e si scaldano, per poi esplodere in tramonti bronzei e infuocati
Intanto
Nella greycity si stanno facendo le pulizie di primavera
Grandi lavori
La stazione della metro di Lanza chiusa tre mesi per lavori, le strade e i marciapiedi rimessi a nuovo, le fermate del passante ferroviario riverniciate e ripulite
Le macchine delle forze dell’ordine pattugliano i quartieri e i malviventi e gli zingari non si fanno vedere e anzi pare ci sia stato un incredibile aumento nelle richieste di iscrizione ai monasteri benedettini
I musei sono aperti dalla mattina alla sera e macinano ingressi, tanto che quello di Storia Naturale sta per acquisire un’altra sede negli Emirati Arabi
Addirittura il comune ha mandato squadre di specialisti in ogni zona che grazie a innovative tecniche
ipnotico/motivazionali non solo insegnano ai cani a raccogliere i loro rifiuti organici ma anche a mingere seduti sugli appositi servizi igienici
Il vento profuma l’aria della primavera milanese
Pare che Pisapia stia mantenendo le sue promesse
Ha aperto la Darsena e concluso le tanto acclamate piste ciclabili
La rivoluzione arancione
Per il periodo che va da Maggio a Novembre tutto dovrà essere lindo e pulito
Stanno lucidando i vetri e lavando i cessi, stanno spazzando per terra, stirando le camicie e andando a svuotare la spazzatura
Tutto perfetto
L’unico problema ancora irrisolto dall’ amministrazione comunale pare sia la polvere
Dopo aver spazzato per terra si sono dimenticati di raccoglierla e se n’è andata dappertutto
- In questi giorni ho dovuto frequentare quel gioioso luogo che è la motorizzazione
La strada che conduce a questo splendido edificio è la stessa che arriva alle strutture che ospiteranno la Grande Esposizione
Essendo il mio unico attuale mezzo di locomozione, in questi giorni primaverili mi muovo in bici -
Ed ecco a voi dove è andata a posarsi tutta la polvere di Milano
È finita tutta sulle vie che portano a Rho
Non si respira
Non si può respirare
L’aria è otturata dalla polvere che un po’ cade dai camion di movimento terra un po’ viene sollevata dall’ asfalto un po’esce dai tubi di scarico
Non si respira e non si può respirare
Ma non solo
La polvere è così concentrata che da fastidio anche agli occhi
Non puoi tenerli completamente aperti
Devi per forza metterti addosso un paio di occhiali
Questo è il profumo del progresso?
Cosa vorrà dirmi il signor Expo?
“senti giovane io sto facendo le Grandi Pulizie Di Primavera, non ho tempo di rispondere”
“no Signor Expo tu non stai pulendo un bel cazzo di niente; buttare la polvere sotto al tappeto non è pulire”
“ma guarda la città luccica”
“posso farti una domanda?”
“no”
“tu ti lavi i denti?”
“certo”
“allora forse non era il caso di spazzolarseli tutti?”
“prego?”
“guardati, tranne i primi 4 hai tutti i denti neri”
La polvere sono i denti neri di Expo
La polvere è il malaffare che sta dietro alla Grande Opera
La polvere è non nutrire un bel cazzo di niente tranne che qualche turista in carne e paffutello, fottendosene di chi veramente non ha le lacrime per piangere
La polvere è la puzza di industria e di progresso che incancrenisce il vialone che dalla greycity porta alla Fiera
La polvere è l’espressione esponenziale del capitale, per cui in nome del Primo Dio Economia nulla importa, sia l’aria irrespirabile o le strade putrescenti
Gli uccellini in ogni caso se ne fottono
Il loro, che poi è anche il nostro, idillio primaverile non viene neanche sfiorato dalla polvere
Certo, la polvere gli arriva arrossandoli negli occhi, e si infila nella gola
Ma avete mai sentito una rondine tossire?
Il meschino gioco del Signor Expo, e le sue annesse Grani Pulizie Di Primavera, non possono far altro quindi che strappare un sorriso a chi lo guardi in faccia con un minimo di attenzione
Ovviamente non è un sorriso come quello dei potentati, degli arricchiti, dei mafiosi, dei capitalisti, finto e cariato : serve a poco tenere puliti solo i primi quattro denti, se batteri e vermi ti mangiano la bocca.
E, mi spiace Signor Expo, ma la tua bocca sta proprio messa così
In ogni caso
Milano sarà linda e pulita per i prossimi 6 mesi
E i turisti giapponesi ciccioni che fanno le foto alle merde di cane saranno contenti e daranno una spinta vitale all' economia morente del bel paese
E tutti avranno l’occasione di non avere occasioni e di lavorare gratis per sti cazzo di giapponesi contribuendo alla crescita del Prodotto Interno Lurido
E tutti sorrideranno, come sorride e gode una pornostar con un palo nel culo
E il capitale trionferà ancora una volta arricchendosi e inciccionendosi
E nessuno si accorgerà della polvere perché a Expo si andrà in macchina in metro in treno
E voi
Voi volevate anche l’aria da respirare?
lunedì 23 febbraio 2015
L'angelo e le sigarette
Quando è iniziata l’Apocalisse stavo copiando degli appunti
in un’aula dell’università. Ogni tanto alzavo gli occhi e mi giravo sulla sedia
ed è stato così che ho notato che fuori dalle finestre nevicava sangue (che fosse sangue l’ho saputo solo dopo, una volta
che l’angelo mi ha parlato. Sul momento ho creduto fosse per via di una di
quelle tempeste di sabbia che in qualche modo portano la polvere rossa fin
dentro le nubi).
Non avendo nessun tipo di preparazione e non essendo un fanatico non ci ho dato peso; ma quando poi sono uscito a fumare una sigaretta e un fiocco piuttosto grosso mi è caduto sulla mano e invece di sciogliersi ed essere freddo era tiepido e si è solo un po’ squagliato ho pensato che qualcosa non andava.
E’ stato mentre ci passavo sopra le dita che è apparso l’angelo.
Stavo sul pianerottolo delle scale antincendio al secondo piano e non c’era nessuno intorno né nei vialetti del campus –cosa non strana dato che era orario di lezione e per di più l’ultimo giorno prima delle vacanze-, quindi mi sono stupito di sentire una voce che diceva: <<Fa un effetto, eh?>>.
Mi sono voltato e di fianco a me c’era un tizio in maglietta e costume da bagno, a piedi nudi e con due ali enormi sulla schiena.
Non avendo nessun tipo di preparazione e non essendo un fanatico non ci ho dato peso; ma quando poi sono uscito a fumare una sigaretta e un fiocco piuttosto grosso mi è caduto sulla mano e invece di sciogliersi ed essere freddo era tiepido e si è solo un po’ squagliato ho pensato che qualcosa non andava.
E’ stato mentre ci passavo sopra le dita che è apparso l’angelo.
Stavo sul pianerottolo delle scale antincendio al secondo piano e non c’era nessuno intorno né nei vialetti del campus –cosa non strana dato che era orario di lezione e per di più l’ultimo giorno prima delle vacanze-, quindi mi sono stupito di sentire una voce che diceva: <<Fa un effetto, eh?>>.
Mi sono voltato e di fianco a me c’era un tizio in maglietta e costume da bagno, a piedi nudi e con due ali enormi sulla schiena.
<<Eh
sì>>, ho assentito, incerto se si riferisse alla neve o alle ali e al
fatto che stava in aprile in costume. Ultimamente si facevano delle feste in
costume davvero idiote, ma a parte Gesù o Superman non si era mai visto niente
di troppo fuori dal normale. Forse era perché si capiva che quella gente non
era davvero Gesù o Superman, lo vedevi che erano solo scemi come te, con una
birra in mano e le scarpe da ginnastica.
Questo invece non solo sembrava convinto e per niente ubriaco o fatto ma c’era qualcosa nel suo modo di stare lì a guardare –me, la neve, gli alberi- che non ti metteva esattamente a tuo agio ma allo stesso tempo ti dava un senso di calma, un po’ come nell’istante in cui ti tuffi e vedi il mare da dieci metri senza la roccia sotto i piedi. Non so se mi capite, ma anch’io sul momento ero un po’ confuso. << Ti consiglio di non metterla in bocca>>, ha detto vedendo che avvicinavo la mano sporca alla faccia per guardare da vicino. <<Vedi, è sangue.>>.
Adesso lo stavo guardando come guardi un ritardato in mutande sotto la neve, bianca o rossa che sia. Non ci ha fatto caso e ha proseguito: <<Non è che avresti una sigaretta?>>. Glie ne ho passata una dal pacchetto e mi ha fatto segno che non aveva l’accendino, così l’ho tirato fuori e glie l’ho dato. Lui ha detto <<Grazie>>, se l’è accesa e ha fatto un tiro lungo.
<<E allora?>>, ho detto io.
<<Allora cosa? Non dirmi che non te lo aspettavi.>>. Siccome continuavo a guardarlo strano, si è stretto nelle spalle e ha proseguito: <<E’ l’Apocalisse, Alfio. La Fine dei Giorni, il Gotterdammerung se preferisci, l’ Ora del Giudizio, requiescant in pace. Si fa piazza pulita e si comincia da capo.
Doveva succedere, si era stati chiari su questo punto.>>. Tutto continuava a sembrarmi un sogno. Faccio sogni parecchio strani. La sera prima avevo sognato che un mio ex compagno del liceo vomitava tutta la notte prima contro un albero e poi in piedi sul divano di casa sua. Quando chiudo gli occhi di notte mi capitano cose assurde. Una volta ho pugnalato alla schiena mia nonna con il coltello del pane e mio nonno era così incazzato che mi inseguì per tutta la casa con una pistola in mano. Poi anche se mi accorgo che in realtà sto dormendo non dà fastidio, così ho fatto sì con la testa.
Questo invece non solo sembrava convinto e per niente ubriaco o fatto ma c’era qualcosa nel suo modo di stare lì a guardare –me, la neve, gli alberi- che non ti metteva esattamente a tuo agio ma allo stesso tempo ti dava un senso di calma, un po’ come nell’istante in cui ti tuffi e vedi il mare da dieci metri senza la roccia sotto i piedi. Non so se mi capite, ma anch’io sul momento ero un po’ confuso. << Ti consiglio di non metterla in bocca>>, ha detto vedendo che avvicinavo la mano sporca alla faccia per guardare da vicino. <<Vedi, è sangue.>>.
Adesso lo stavo guardando come guardi un ritardato in mutande sotto la neve, bianca o rossa che sia. Non ci ha fatto caso e ha proseguito: <<Non è che avresti una sigaretta?>>. Glie ne ho passata una dal pacchetto e mi ha fatto segno che non aveva l’accendino, così l’ho tirato fuori e glie l’ho dato. Lui ha detto <<Grazie>>, se l’è accesa e ha fatto un tiro lungo.
<<E allora?>>, ho detto io.
<<Allora cosa? Non dirmi che non te lo aspettavi.>>. Siccome continuavo a guardarlo strano, si è stretto nelle spalle e ha proseguito: <<E’ l’Apocalisse, Alfio. La Fine dei Giorni, il Gotterdammerung se preferisci, l’ Ora del Giudizio, requiescant in pace. Si fa piazza pulita e si comincia da capo.
Doveva succedere, si era stati chiari su questo punto.>>. Tutto continuava a sembrarmi un sogno. Faccio sogni parecchio strani. La sera prima avevo sognato che un mio ex compagno del liceo vomitava tutta la notte prima contro un albero e poi in piedi sul divano di casa sua. Quando chiudo gli occhi di notte mi capitano cose assurde. Una volta ho pugnalato alla schiena mia nonna con il coltello del pane e mio nonno era così incazzato che mi inseguì per tutta la casa con una pistola in mano. Poi anche se mi accorgo che in realtà sto dormendo non dà fastidio, così ho fatto sì con la testa.
<<Chiaro.
Logico, perfettamente. Quindi ora che succede?>>.
<<Non so>>, ha detto l’angelo, <<è la prima volta anche per me. Mi hanno mandato a dare un occhio, per farmi un’idea. Magari alla prossima dovrò dare una mano a organizzare. Avresti un’altra sigaretta? Da noi è difficilissimo trovarle.>>. Ne ho presa una per me e gli ho lanciato il pacchetto. Non me l’ha restituito.
<<Non so, è che non mi sembri molto credibile… non dico che tu non sia serio>> l’ho rassicurato,<<ma vieni qua senza un motivo, non sai quasi nulla, cioè, avrai pure uno scopo, una missione, no?>>.
Mi ha guardato con diffidenza: <<Non è che stai pensando ad un biglietto d’uscita, eh? M’hanno detto che in queste situazioni a volte non ragionate più, vi mettete a fare richieste irricevibili.>>. Ha acceso un’altra sigaretta, nervoso. Tanto ormai… Avevo visto che se n’era infilate persino un paio nel costume, ma si vedeva che gli piacevano davvero molto e non ho fatto storie.
<<Vorrei solo capire che succede. Non è che sono già morto, tipo, e tu sei qui a prendere la mia anima o cose simili? Cerca di capirmi. Non puoi spiegarmi proprio nulla?>>.
Ha sbuffato. <<Che vuoi che ti dica, bello? Io non so un cazzo preciso a te, sono appena entrato in compagnia, mi hanno solo mandato a controllare che non ci fossero casini!>>.
<<Tipo?>>.
<<Tipo gente che va fuori di testa, si butta dalle finestre, che ne so, avrai visto anche tu qualche film… stupri, massacri, saccheggi, sai, il salto dei freni morali e l’avvento del Chaos… non è roba di tutti i giorni.>>.
<<Non so>>, ha detto l’angelo, <<è la prima volta anche per me. Mi hanno mandato a dare un occhio, per farmi un’idea. Magari alla prossima dovrò dare una mano a organizzare. Avresti un’altra sigaretta? Da noi è difficilissimo trovarle.>>. Ne ho presa una per me e gli ho lanciato il pacchetto. Non me l’ha restituito.
<<Non so, è che non mi sembri molto credibile… non dico che tu non sia serio>> l’ho rassicurato,<<ma vieni qua senza un motivo, non sai quasi nulla, cioè, avrai pure uno scopo, una missione, no?>>.
Mi ha guardato con diffidenza: <<Non è che stai pensando ad un biglietto d’uscita, eh? M’hanno detto che in queste situazioni a volte non ragionate più, vi mettete a fare richieste irricevibili.>>. Ha acceso un’altra sigaretta, nervoso. Tanto ormai… Avevo visto che se n’era infilate persino un paio nel costume, ma si vedeva che gli piacevano davvero molto e non ho fatto storie.
<<Vorrei solo capire che succede. Non è che sono già morto, tipo, e tu sei qui a prendere la mia anima o cose simili? Cerca di capirmi. Non puoi spiegarmi proprio nulla?>>.
Ha sbuffato. <<Che vuoi che ti dica, bello? Io non so un cazzo preciso a te, sono appena entrato in compagnia, mi hanno solo mandato a controllare che non ci fossero casini!>>.
<<Tipo?>>.
<<Tipo gente che va fuori di testa, si butta dalle finestre, che ne so, avrai visto anche tu qualche film… stupri, massacri, saccheggi, sai, il salto dei freni morali e l’avvento del Chaos… non è roba di tutti i giorni.>>.
Ho iniziato a incazzarmi. <<Ma che
buffone! Davvero, fai tutta la scena “questa è la fine, amico, abituati” ma in
pratica mi dici che sei il bidello dell’Apocalisse, e allora che sei venuto a
dirmelo a fare? Non c’era nessun altro deficiente a darti retta?>>.
Abbassa lo sguardo, improvvisamente imbarazzato.
<<Veramente volevo solo scroccarti qualche sigaretta… Sul serio, dalle mie parti non trovi mai un tabacchi aperto! Ogni volta che capitiamo qua si cerca di approfittarne, sai.>> .
Sono rimasto lì senza trovare nulla da dire, perché davvero la situazione era cosi assurda che non trovavo neanche la forza di dargli addosso. Ho iniziato a pensare che era tutto una balla, e che oltretutto era quasi ora di cena e non avevo ancora fatto la spesa.
<<Sei proprio un coglione>>, ho buttato lì alla fine, quasi amichevole <<e ‘sta roba al massimo è sabbia>>, e mi sono passato un dito in bocca.
<<OH CAZZO>> ha fatto l’angelo, ed è sbiancato. <<Questo non va bene! Oh cazzo>>, ha ripetuto piano. Ha buttato la paglia e ha iniziato ad agitarsi. A un certo punto sembrava che volesse tirarmi un pugno, poi ha iniziato a salire le scale precipitosamente.
<<Calma, calma, e che sarà mai? Tanto a ‘sto punto neanche tu sei un angelo>>. Ormai non ero neanche più arrabbiato, più che altro volevo evitare facesse qualcosa di troppo stupido. Ho fatto un passo seguendolo sulle scale, ed è stato allora che ho capito di aver fatto una cazzata.
Di colpo la testa ha preso a girare in tondo mentre le mani sembravano di pietra, rigide e pesanti. Mi si è seccata la gola all’istante e gli occhi hanno iniziato a lacrimare, totalmente fuori fuoco. Intanto sembrava che tutti gli allarmi della città, filtrati da un amplificatore per basso, fossero scattati a dieci centimetri dalla mia testa. Sono caduto sui gradini, con il respiro corto e la tachicardia che montava e la vista sempre più offuscata.
L’ultima cosa che ho visto è stato l’angelo che arrivava di corsa con altre due persone, agitatissime anche loro, e iniziava a parlare velocemente girando la testa ogni tanto verso di me. Poi le lacrime mi hanno riempito la faccia e ho visto solo grigio.
<<Veramente volevo solo scroccarti qualche sigaretta… Sul serio, dalle mie parti non trovi mai un tabacchi aperto! Ogni volta che capitiamo qua si cerca di approfittarne, sai.>> .
Sono rimasto lì senza trovare nulla da dire, perché davvero la situazione era cosi assurda che non trovavo neanche la forza di dargli addosso. Ho iniziato a pensare che era tutto una balla, e che oltretutto era quasi ora di cena e non avevo ancora fatto la spesa.
<<Sei proprio un coglione>>, ho buttato lì alla fine, quasi amichevole <<e ‘sta roba al massimo è sabbia>>, e mi sono passato un dito in bocca.
<<OH CAZZO>> ha fatto l’angelo, ed è sbiancato. <<Questo non va bene! Oh cazzo>>, ha ripetuto piano. Ha buttato la paglia e ha iniziato ad agitarsi. A un certo punto sembrava che volesse tirarmi un pugno, poi ha iniziato a salire le scale precipitosamente.
<<Calma, calma, e che sarà mai? Tanto a ‘sto punto neanche tu sei un angelo>>. Ormai non ero neanche più arrabbiato, più che altro volevo evitare facesse qualcosa di troppo stupido. Ho fatto un passo seguendolo sulle scale, ed è stato allora che ho capito di aver fatto una cazzata.
Di colpo la testa ha preso a girare in tondo mentre le mani sembravano di pietra, rigide e pesanti. Mi si è seccata la gola all’istante e gli occhi hanno iniziato a lacrimare, totalmente fuori fuoco. Intanto sembrava che tutti gli allarmi della città, filtrati da un amplificatore per basso, fossero scattati a dieci centimetri dalla mia testa. Sono caduto sui gradini, con il respiro corto e la tachicardia che montava e la vista sempre più offuscata.
L’ultima cosa che ho visto è stato l’angelo che arrivava di corsa con altre due persone, agitatissime anche loro, e iniziava a parlare velocemente girando la testa ogni tanto verso di me. Poi le lacrime mi hanno riempito la faccia e ho visto solo grigio.
Adesso sono in una palestra comunale, mi sembra. C’è il
campo da basket e una rete da pallavolo sul pavimento di gomma, e le gradinate
e il tabellone segnapunti appeso al muro. Ci sono anche le docce ma non
funzionano, esce solo un po’ d’acqua dai rubinetti, tiepida ma abbastanza pulita.
C’è anche altra gente; alcuni sono seduti in terra, un paio tentano dei tiri a canestro. Una ragazza davvero bella continua a controllare il cellulare con aria preoccupata. Ho pensato di andarci a parlare ma nessuno qui sembra averne voglia e in fondo nemmeno io, quindi per il momento lascio perdere.
C’è anche altra gente; alcuni sono seduti in terra, un paio tentano dei tiri a canestro. Una ragazza davvero bella continua a controllare il cellulare con aria preoccupata. Ho pensato di andarci a parlare ma nessuno qui sembra averne voglia e in fondo nemmeno io, quindi per il momento lascio perdere.
Non l’ho notato subito ma qui a
tutti manca qualcosa. La ragazza ad esempio non ha un dito della mano sinistra:
sparito, come se non ci fosse mai stato (e infatti non ho capito qual è. Avevo
pensato a un approccio divertente, del tipo “ti è scomparso un medio o un
anulare?”, poi mi sono reso conto che sarebbe stato un suicidio). A un tizio
sulla cinquantina manca un orecchio, anche quello sparito senza traccia. Quelli
che fanno più impressione sono senza naso, o labbra, alcuni senza una mano. Se
ne stanno fermi con lo sguardo fisso e concentrato come se cercassero di
riprendere un discorso interrotto.
Io ci ho messo qualche minuto, toccandomi dappertutto (ho anche controllato di avere ancora tutti i denti), per rendermi conto che non avevo più i capelli. Completamente calvo, e devo dire che non è stato facile accettarlo.
Ho detto che non si parla con nessuno, qui, ma non è esatto: appena arrivato, quando ho aperto gli occhi nello spogliatoio femminile, ho visto di fianco a me un ragazzo più o meno della mia età e gli ho chiesto se sapesse dove eravamo. Ho finito per raccontargli tutta la storia, e lui non ha detto niente fino alla fine, poi mi ha chiesto se avessi delle prove. E a me è venuto in mente che l’unica cosa che mi era rimasta dell’incontro con l’angelo era un pacchetto di sigarette in meno, e ho pensato che almeno lui se le stava godendo, dal momento che qua nessuno ha nemmeno non dico una sigaretta, ma anche solo del tabacco.
Io ci ho messo qualche minuto, toccandomi dappertutto (ho anche controllato di avere ancora tutti i denti), per rendermi conto che non avevo più i capelli. Completamente calvo, e devo dire che non è stato facile accettarlo.
Ho detto che non si parla con nessuno, qui, ma non è esatto: appena arrivato, quando ho aperto gli occhi nello spogliatoio femminile, ho visto di fianco a me un ragazzo più o meno della mia età e gli ho chiesto se sapesse dove eravamo. Ho finito per raccontargli tutta la storia, e lui non ha detto niente fino alla fine, poi mi ha chiesto se avessi delle prove. E a me è venuto in mente che l’unica cosa che mi era rimasta dell’incontro con l’angelo era un pacchetto di sigarette in meno, e ho pensato che almeno lui se le stava godendo, dal momento che qua nessuno ha nemmeno non dico una sigaretta, ma anche solo del tabacco.
giovedì 20 novembre 2014
Cronaca appassionata di una resistenza possibile
È lunedì mattina. Il cielo è grigio, le strade sono battute da una pioggia incessante.
L’annunciata settimana di sgomberi sta per cominciare. In molti quartieri di case popolari di Milano gli abitanti, occupanti e non solo, si sono organizzati per fare colazione insieme, per non restare soli, per superare la paura di perdere la casa, per essere pronti a reagire nel caso di arrivo della polizia. Ore 9.00 - Camionette in via Vespri Siciliani, quartiere Giambellino. Stanno sgomberando una famiglia con tre bambini. Alcuni solidali arrivano sul posto e trovano molti abitanti del palazzo scesi per strada davanti ad un cordone di carabinieri che chiude l’accesso al palazzo. Dietro gli scudi e i manganelli a difesa delle operazioni di sgombero si intravede il solerte lavorio degli operai, che trasportano attrezzi e lamiere per chiudere la casa supportati da una gru per lo sgombero dei mobili. Partono delle grida: “fate un lavoro da infami, siete peggio della polizia!”, “tornatevene a casa, lasciate quella donna con tre bambini”. La celere inizia a innervosirsi, capisce di non essere gradita così come gli operai che si aggirano silenziosi e a testa bassa nel cortile.
Un abitante fa per entrare nel cortile di casa sua cercando di spostare stizzito uno scudo di un carabiniere. Come un movimento meccanico il braccio nero carica il colpo e staglia una manganellata secca sulla fronte dell’uomo, che cade a terra senza fiatare, a braccia aperte con un rivolo di sangue sulla fronte. La rabbia esplode, i carabinieri reagiscono con manganellate, indietreggiano fino a riparasi dietro il cancello. Calcinacci, copertoni, estintori e perfino una bicicletta, tutto ciò che è accumulato in strada serve ad allontanarli. Per una volta un buon uso del tanto temuto “degrado” dei quartieri popolari. Le strade e i marciapiedi non funzionano più come dovrebbero.
Senza le guardie la circolazione è interrotta, il bus 95 viene fermato, i passeggeri vengono fatti scendere e informati su quello che succede, un cantiere viene sovvertito e usato per costruire barricate, un cumulo di macerie viene rovesciato a terra da una camion da parte di un operaio che giustamente consiglia: “Queste vi potrebbero servire!”. Ecco come in un attimo l’arredo urbano cambia d’uso, le vie, gli incroci, i marciapiedi non sono più utili alla circolazione ma vengono stravolti. La polizia giunge a soccorrere i carabinieri rimasti a presidiare il cortile. Sparano lacrimogeni alle gambe dei manifestanti, effettuano delle cariche che disperdono tutti nelle vie limitrofe. La situazione sembra riportata alla “normalità”, la casa è stata sgomberata, una famiglia si trova in mezzo alla strada, i solidali vengono menati, allontanati e dispersi. Tre persone vengono fermate durante gli scontri, a due viene confermato l’arresto, ora sono a San Vittore in atteso del processo per direttissima. Ma non è finita, da diversi quartieri della città, Corvetto, San Siro, Ticinese arrivano a sostegno decine di persone per solidarizzare con gli sgomberati.
L’abusivo, questa figura di disperato che sfonda una porta sottraendo una casa a qualcun altro è un’immagine che si sta scolorendo, perdendo inchiostro dalle pagine dei giornali. Sono i comitati di occupanti di case, di abitanti dei quartieri, alcuni esistano da anni altri stanno nascendo in questi giorni, che si incontrano ad ogni sgombero. Stanno costruendo qualcosa di reale e concreto. Un’altra ipotesi prende piede con sempre più potenza: al posto delle lagne e delle richieste al politico di turno nascono l’organizzarsi insieme per prendere la casa, per difendersi, per farsi forza. Così, tutti insieme, si parte per un corteo che attraversa le vie del quartiere Giambellino, bloccando un pezzo di città, facendo sentire a questi palazzi grigi che la periferia sta uscendo dalla marginalità a cui si vorrebbe relegata per riprendere il centro, per riconquistare la scena.
Il corteo si muove rumoroso intonando slogan e canzoni, ferma i passanti e gli automobilisti distribuendo volantini accogliendo una calorosa approvazione. A partecipare non sono solo persone a piedi, vista la pioggia che continua senza sosta, ma anche una macchina di un anziano solidale che segue e chiude la fila dando il suo contributo con un sonoro strombazzare. Vengono percorsi, quasi nella loro interezza, due grandi viali che attraversano Milano (via Giambellino e via Lorenteggio) quasi a suggerire un’intuizione che ribolle nel movimento di questi giorni. Le periferie, edificate per relegare una popolazione di troppo, si stanno organizzando per costruire luoghi migliori, stanno prendendo coraggio. Ma la cosa che fa più paura è sapere il nome di questi viali e la direzione in cui portano, il centro del lusso, la città vetrina, i luoghi proibiti a cui i reclusi non posso ambire. Da corso Lodi, da corso Sempione, da via Lorenteggio, da via Farini la periferie portano al centro, la resistenza porta all’ offensiva.
C’è una voce che circola nei bar, nei cortili delle case popolari, nei parchetti: è possibile prendersi le strade, occupare le case e difendersi dalla polizia.
Tramite Autonomia Diffusa Ovunque
L’annunciata settimana di sgomberi sta per cominciare. In molti quartieri di case popolari di Milano gli abitanti, occupanti e non solo, si sono organizzati per fare colazione insieme, per non restare soli, per superare la paura di perdere la casa, per essere pronti a reagire nel caso di arrivo della polizia. Ore 9.00 - Camionette in via Vespri Siciliani, quartiere Giambellino. Stanno sgomberando una famiglia con tre bambini. Alcuni solidali arrivano sul posto e trovano molti abitanti del palazzo scesi per strada davanti ad un cordone di carabinieri che chiude l’accesso al palazzo. Dietro gli scudi e i manganelli a difesa delle operazioni di sgombero si intravede il solerte lavorio degli operai, che trasportano attrezzi e lamiere per chiudere la casa supportati da una gru per lo sgombero dei mobili. Partono delle grida: “fate un lavoro da infami, siete peggio della polizia!”, “tornatevene a casa, lasciate quella donna con tre bambini”. La celere inizia a innervosirsi, capisce di non essere gradita così come gli operai che si aggirano silenziosi e a testa bassa nel cortile.
Un abitante fa per entrare nel cortile di casa sua cercando di spostare stizzito uno scudo di un carabiniere. Come un movimento meccanico il braccio nero carica il colpo e staglia una manganellata secca sulla fronte dell’uomo, che cade a terra senza fiatare, a braccia aperte con un rivolo di sangue sulla fronte. La rabbia esplode, i carabinieri reagiscono con manganellate, indietreggiano fino a riparasi dietro il cancello. Calcinacci, copertoni, estintori e perfino una bicicletta, tutto ciò che è accumulato in strada serve ad allontanarli. Per una volta un buon uso del tanto temuto “degrado” dei quartieri popolari. Le strade e i marciapiedi non funzionano più come dovrebbero.
Senza le guardie la circolazione è interrotta, il bus 95 viene fermato, i passeggeri vengono fatti scendere e informati su quello che succede, un cantiere viene sovvertito e usato per costruire barricate, un cumulo di macerie viene rovesciato a terra da una camion da parte di un operaio che giustamente consiglia: “Queste vi potrebbero servire!”. Ecco come in un attimo l’arredo urbano cambia d’uso, le vie, gli incroci, i marciapiedi non sono più utili alla circolazione ma vengono stravolti. La polizia giunge a soccorrere i carabinieri rimasti a presidiare il cortile. Sparano lacrimogeni alle gambe dei manifestanti, effettuano delle cariche che disperdono tutti nelle vie limitrofe. La situazione sembra riportata alla “normalità”, la casa è stata sgomberata, una famiglia si trova in mezzo alla strada, i solidali vengono menati, allontanati e dispersi. Tre persone vengono fermate durante gli scontri, a due viene confermato l’arresto, ora sono a San Vittore in atteso del processo per direttissima. Ma non è finita, da diversi quartieri della città, Corvetto, San Siro, Ticinese arrivano a sostegno decine di persone per solidarizzare con gli sgomberati.
L’abusivo, questa figura di disperato che sfonda una porta sottraendo una casa a qualcun altro è un’immagine che si sta scolorendo, perdendo inchiostro dalle pagine dei giornali. Sono i comitati di occupanti di case, di abitanti dei quartieri, alcuni esistano da anni altri stanno nascendo in questi giorni, che si incontrano ad ogni sgombero. Stanno costruendo qualcosa di reale e concreto. Un’altra ipotesi prende piede con sempre più potenza: al posto delle lagne e delle richieste al politico di turno nascono l’organizzarsi insieme per prendere la casa, per difendersi, per farsi forza. Così, tutti insieme, si parte per un corteo che attraversa le vie del quartiere Giambellino, bloccando un pezzo di città, facendo sentire a questi palazzi grigi che la periferia sta uscendo dalla marginalità a cui si vorrebbe relegata per riprendere il centro, per riconquistare la scena.
Il corteo si muove rumoroso intonando slogan e canzoni, ferma i passanti e gli automobilisti distribuendo volantini accogliendo una calorosa approvazione. A partecipare non sono solo persone a piedi, vista la pioggia che continua senza sosta, ma anche una macchina di un anziano solidale che segue e chiude la fila dando il suo contributo con un sonoro strombazzare. Vengono percorsi, quasi nella loro interezza, due grandi viali che attraversano Milano (via Giambellino e via Lorenteggio) quasi a suggerire un’intuizione che ribolle nel movimento di questi giorni. Le periferie, edificate per relegare una popolazione di troppo, si stanno organizzando per costruire luoghi migliori, stanno prendendo coraggio. Ma la cosa che fa più paura è sapere il nome di questi viali e la direzione in cui portano, il centro del lusso, la città vetrina, i luoghi proibiti a cui i reclusi non posso ambire. Da corso Lodi, da corso Sempione, da via Lorenteggio, da via Farini la periferie portano al centro, la resistenza porta all’ offensiva.
C’è una voce che circola nei bar, nei cortili delle case popolari, nei parchetti: è possibile prendersi le strade, occupare le case e difendersi dalla polizia.
Tramite Autonomia Diffusa Ovunque
venerdì 7 novembre 2014
Il futuro è già qui
Il cielo sopra Milano è del colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto.
Lo intravedi attraverso il tetto trasparente della scala mobile che ti prende appena fuori dal metrò e ti lascia su via Pantano. Il solito vigilante ti porge la carta elettronica, saluta e passa al prossimo, mentre il portellone si spalanca. Di fronte, la sede di CyberLombarda proietta ologrammi sul cemento interrotti qua e là dal via vai di autovetture. Col mento sprofondato nel bavero del cappotto, cammini in fretta.
Si respira una strana aria, oggi.
Festa del perdono è un mattone rosso nel dedalo di una città frenetica. A spezzare l’incantesimo, la giovane torre del rettorato che svetta sul chiostro centrale. Oscura e panottica, vede tutti senza essere vista. Rinascimento e postmodernismo.
Una fila ordinata di studenti solitari è incolonnata pazientemente davanti all’unico ingresso. Nel buio del mattino, smartphone e smartwatch accesi sembrano formare una costellazione. La stella polare è una luce a intermittenza rossa e verde scandita dal “bip” dei tornelli che scattano. Gira voce che nel futuro spicciolo anche i ritardi verranno sanzionati, così aspetti impaziente il tuo turno e scrolli le spalle. Dietro di te qualcuno ripete tra sé e sé nozioni per un’esame.
Il display conferma: “Accesso consentito”. Il tornello risputa fuori il badge da una fessura, mentre l’occhio bionico di un sorvegliante si avvicina paurosamente al tuo. Il controllo alla retina è questione di un flash. “Bip” e luce verde, via libera. Lungo i corridoi, lindi e puliti come perle, grossi schermi trasmettono spot pubblicitari alternati alle pompose proclamazioni dei nuovi decreti legge rettorali. Dagli altoparlanti, voci calde e invitanti in filodiffusione consigliano agli studenti quale tra le tante aziende scegliere per sfruttare i sei mesi di stage obbligatorio non retribuito. La buona scuola è quella che ti avvicina al mondo del lavoro, non importa quanto vicino.
Caso strano. Oggi il minimalismo dell’atrio, con le sue bacheche ordinate e nulla più, è interrotto dalla massa di un ragazzo sdraiato in terra, prono. Dove finisce la sua testa inizia un anfibio rinforzato. Poco più in là una vecchia bomboletta spray, rossa. Mentre due poliziotti lo ammanettano, due sorveglianti, addossati contro un muro, sono intenti a coprire con un telo quella che doveva essere una scritta. Osservi la scena distrattamente, con la fretta che sovrasta la curiosità. E il gracchio dell’ascensore che ti aspetta ti riporta ad altri pensieri. Con la voce indichi destinazione terzo piano. Di fronte a te un grosso manifesto pubblicitario recita: “Il futuro è già qui”. Ma non ci fai caso. Lo hai di fronte, ma non lo guardi.
Buona lezione e a domani.
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